Qualche settimana fa eravamo a Bologna, alla 36ª edizione di Ambiente Lavoro, per presentare l’Elios 3 di Flyability insieme a SWS – Safety Work Services. Sul loro stand avevano allestito un piccolo campo prove — un tubo corrugato racchiuso in una struttura di rete di sicurezza — per far vedere dal vivo come si muove un drone dentro uno spazio confinato. Non un’ispezione vera, ma un buon punto di partenza per spiegare come funziona davvero questa tecnologia, al di là della demo.
Uno spazio confinato è un ambiente con accesso limitato, ventilazione scarsa o assente, non progettato per la permanenza continuativa di persone: serbatoi, silos, cisterne, gallerie, condotte, pozzi, cunicoli, camini industriali. Il D.Lgs. 81/08 li disciplina proprio perché l’ingresso umano comporta rischi specifici — atmosfere potenzialmente pericolose, vie di fuga limitate, difficoltà nei soccorsi in caso di emergenza.
Per questo, prima ancora di parlare di droni, il problema che le aziende devono risolvere è un altro: come raccogliere dati affidabili su questi ambienti senza far entrare una persona.
Un drone standard non sopravvive al contatto con una parete: le eliche esposte si danneggiano e il velivolo cade. L’Elios 3 risolve il problema con una gabbia protettiva che assorbe gli urti — può toccare pareti, soffitti, tubazioni, persino ribaltarsi, e continuare a volare senza danni.
È una differenza sostanziale rispetto ai droni “da esterno” pensati per sorvolare tetti o facciate: lì l’obiettivo è restare a distanza di sicurezza dall’ostacolo, qui l’obiettivo è il contrario — poter entrare in contatto con l’ambiente circostante senza che questo comprometta il volo. La struttura è inoltre progettata per resistere a polvere e spruzzi d’acqua, condizioni comuni in serbatoi e condotte.
Dentro un serbatoio o una galleria il segnale GPS non arriva. L’Elios 3 si orienta con un sistema di mappatura LiDAR combinato a telecamere di visione, che ricostruiscono in tempo reale una mappa tridimensionale dell’ambiente — una sorta di GPS indoor a precisione centimetrica.
Il pilota, quasi sempre, non vede fisicamente il drone durante il volo: lo spazio è chiuso, l’accesso visivo diretto non esiste. Il pilotaggio avviene guardando il feed video in diretta e la mappa 3D che si costruisce in tempo reale sul tablet di controllo — il drone stesso segnala ostacoli e mantiene la rotta anche quando l’operatore non ha visibilità diretta sull’ambiente.
Il drone da solo non è il prodotto: lo è il dato che porta fuori. Ogni missione produce immagini ad alta risoluzione, video in 4K e, quando necessario, riprese termiche per individuare anomalie non visibili a occhio nudo. Con il payload dedicato, la stessa missione genera anche un modello 3D dell’ambiente ispezionato — utile per un report tecnico puntuale o per confrontare lo stato di un asset nel tempo, ispezione dopo ispezione.
Quello che abbiamo mostrato a Bologna era un campo prove, non un’ispezione reale: un tubo corrugato pensato per far vedere la manovrabilità del drone in uno spazio stretto, non un asset industriale da certificare. È una distinzione che teniamo sempre presente — una demo mostra la tecnica, un lavoro vero mostra il risultato.
Nei cantieri e negli impianti in cui operiamo davvero, il contesto è diverso: serbatoi da certificare prima di una manutenzione, cisterne da ispezionare senza fermare la produzione, gallerie o condotte dove l’accesso umano richiederebbe permessi, DPI specifici e ore di preparazione. È lì che il nostro servizio di ispezione spazi confinati con drone entra in gioco concretamente, con report e dati consegnati al cliente senza che nessuno debba mettere piede dentro.
Alessandro Farina
Amministratore e Coordinatore Operativo UAS - Dasù srl
Pilota con oltre 4.500 missioni all'attivo, Attestati Open (A1/A3, A2) e Specific (STS01, CRM, COM), Certificazione GWO, Attestati PPE-FALL, Primo Soccorso e Antincendio.
Relatore presso Confapi Milano, UNAI Milano, Ordine Architetti di Varese, Collegio Geometri di Bergamo, Rotary Club Cantù.
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