Mercoledì sera ero al conviviale del Rotary Club Cantù come speaker esterno, invitato da Stefano Rinaldi. Il tema: spiegare a un pubblico di imprenditori e professionisti cosa possono fare i droni professionali oggi, cosa non riescono ancora a fare, e cosa è realistico aspettarsi nei prossimi anni.
Nessun tecnicismo. Nessun pitch commerciale.
Il pubblico gestisce immobili, cantieri, impianti. Prima o poi incrocia un operatore drone — per un’ispezione, un rilievo, una pulizia. E nella maggior parte dei casi non ha strumenti per valutare cosa sta comprando davvero. È un divario che conosciamo bene, e che vale la pena colmare. Questo articolo raccoglie la sostanza di quella serata.
Un drone professionale non è un prodotto unico — è una piattaforma configurabile per raccolta dati in quota, in spazi confinati e su superfici inaccessibili. La configurazione cambia a seconda del compito: sensore visivo ad alta risoluzione, termocamera, laser scanner, illuminazione propria, gabbia protettiva.
Nel lavoro quotidiano di Dasù le applicazioni sono cinque.
Ispezioni aeree di facciate, tetti, coperture industriali, ciminiere e infrastrutture. L’alternativa è un ponteggio: costi 5-10 volte superiori, tempi 3-5 volte più lunghi, accessi spesso impossibili su edifici con giardini condominiali o strade trafficate.
Rilievi architettonici e topografici. Il drone acquisisce nuvole di punti 3D con precisione centimetrica, restituiti in CAD e BIM. Un rilievo che richiede 3-5 giorni con stazione totale si completa in una giornata. L’output è più denso, più veloce e già pronto per il flusso progettuale.
Ispezioni di spazi confinati. Serbatoi, silos, caldaie, gallerie, condotte, forni industriali. Il drone Flyability Elios 3 — progettato per operare al chiuso con gabbia protettiva — entra, acquisisce immagini e nuvola di punti 3D, ed esce. Zero accessi umani in ambienti ATEX o con atmosfere pericolose.
Termografie di impianti fotovoltaici. Ogni pannello difettoso emette calore rilevabile con una termocamera. Il drone individua celle anomale su impianti da decine di megawatt in poche ore. La stessa attività condotta a terra richiederebbe settimane e non garantirebbe copertura completa.
Pulizie di superfici verticali e impianti. Facciate, pannelli fotovoltaici, silos, grondaie. Superfici raggiungibili solo con ponteggi — o irraggiungibili del tutto. Zero lavori in quota, zero rischio caduta.
Parte della serata l’ho dedicata agli ambiti che non tocchiamo direttamente, perché è qui che la distanza tra percezione e realtà è più marcata.
Consegne. Esistono: Amazon Prime Air, Wing, Zipline per farmaci in aree remote. In Italia non esiste ancora un servizio operativo su scala.
Soccorso e emergenze. Applicazioni reali nel soccorso alpino e nella ricerca di dispersi. Utili, ma lontane dall’autonomia totale che i video promozionali lasciano immaginare.
Tre emergono quasi sempre, indipendentemente dal pubblico.
“Il drone può fare tutto.” No. Autonomia limitata — 20-40 minuti per la maggior parte dei sistemi professionali — dipendenza dalle condizioni meteo, vincoli legati al tipo di sensore e alla configurazione. La scelta dello strumento giusto per ogni applicazione è già un atto tecnico che richiede competenza.
“Basta avere un drone.” L’operatore professionale lavora con certificazioni ENAC specifiche per tipo di operazione, copertura assicurativa per i droni e un protocollo di gestione del rischio per ogni missione. Non è burocrazia: è il requisito minimo per tutelare chi commissiona il servizio.
“Con il drone non serve più nessuno in quota.” Vero per la maggior parte delle ispezioni. Non ancora per le manutenzioni attive — il drone oggi raccoglie dati, non interviene sulle superfici in modo autonomo, salvo applicazioni specifiche di pulizia come quelle che facciamo.
I sistemi drone con base di ricarica automatica permettono già oggi missioni continuative su grandi impianti senza intervento umano tra un volo e l’altro. Potrebbero diventare uno standard per il monitoraggio periodico fotovoltaico.
L’integrazione diretta con piattaforme BIM sta riducendo il tempo tra acquisizione dati e utilizzo progettuale. Il flusso nuvola di punti → modello BIM validato è già percorribile in pochi giorni.
Il BVLOS regolamentato — operazioni oltre la linea di vista — è in definizione a livello EASA. Non è un problema tecnologico: è un problema normativo, e il quadro si sta costruendo.
Cosa non cambierà: la necessità di un operatore certificato e competente. La tecnologia evolve; la qualità del dato e la responsabilità professionale restano funzione di chi opera.
Uscire dalla bolla tecnica ogni tanto è utile. Le domande che emergono in una sala come quella del Rotary sono spesso le stesse che i nostri clienti hanno quando valutano un servizio per la prima volta — e che raramente fanno esplicitamente.
Se stai valutando se un drone può risolvere un problema concreto, la risposta parte da una conversazione.
Alessandro Farina
Amministratore e Coordinatore Operativo UAS - Dasù srl
Pilota con oltre 4.500 missioni all'attivo, Attestati Open (A1/A3, A2) e Specific (STS01, CRM, COM), Certificazione GWO, Attestati PPE-FALL, Primo Soccorso e Antincendio.
Relatore presso Confapi Milano, UNAI Milano, Ordine Architetti di Varese, Collegio Geometri di Bergamo, Rotary Club Cantù.
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